Posted by Tiziana Cantoni
Tiziana Cantoni
Ovvero io, che raccolgo, approfondisco ed elaboro quello che sento, leggo, sperimento e lo trasformo in post, ...
User is currently offline
on Tuesday, 26 July 2011
in senonCINAsci

Prodotti italiani in Cina: ma ai Cinesi piace il panettone?

Due settimane fa ero al matrimonio di mia sorella (nel bellissimo castello di Rezzanello, per la cronaca )  e la richiesta più frequente da parte degli invitati, una volta diffusa la voce che vivo e lavoro in Cina, era la seguente: “mi  aiuti ad inziare un’attività in Cina?” Ora dato che PTL Group,  l’azienda per cui lavoro, si occupa anche di aiutare le aziende italiane ad iniziare un’attività in Cina la richiesta era più che opportuna.  Purtroppo il business a cui quasi tutti erano interessati era relativo ai prodotti alimentari: l’unico business che tendiamo a scoraggiare.

Più precisamente la richiesta era di iniziare a esportare in Cina prodotti di nicchia, di alta qualità e sui quali realizzare margini consistenti.

Ora qui elenco 3 motivi per cui ritengo che non sia saggio iniziare un “food business” in Cina. Due di questi motivi sono di carattere culturale il terzo tecnico-logistico. Ci tengo comunque a precisare che sono opinioni personali, impressioni basate sull’esperienza e non supportate da studi specifici e che riassumo in 3 domande.

1)      Perche ai Cinesi doverebbe piacere il panettone?

Questa è la risposta data da un invitato, dipendente di una famosa azienda italiana che produce panettoni, a chi gli suggeriva di unirsi al business del “Prodotto in Italia”. Saggezza veneta, direi.

Infatti a chi mi dice: vendiamo ai Cinesi, che in questo momento hanno soldi a palate da spendere, il Pecorino Toscano D.O.P. io rispondo la stessa cosa: ma perchè i Cinesi, che tra l’altro non hanno una cultura casearia, dovrebbero spendere una cifra per un Pecorino Toscano o per una bottiglia di olio di frantoio  spremuto a freddo?  A parti inverse: con quale entusiamo prenderemmo noi  un’offerta in Italia di, che so, tofu fermentato (o stinky tofu cioè tofu puzzolente perchè dall' odore insopportabile) , una prelibatezza in Cina, oppure una bottiglia di ottima qualità di salsa si soia?

Consiglio: relativizzare e partire dal presupposto che quello che è una prelibatezza per noi lascia abbastanza indifferente un palato cinese. 

 2)      Perche comprare prodotti italiani ad un prezzo eccessivo?

Scartatata l’idea di fare i soldi riempiendo le case cinesi di lenticchie di Castelluccio i miei imprenditori non si arrendono e propongono l’alternativa: “Creiamo un mercato di nicchia e vendiamo agli stranieri, più sensibili e ricettivi nei confronti dei sapori italiani”. Sicuramente i loro palati, non credo i loro portafogli.  L’esperienza mi dice che un Olandese si porta volentieri a casa  una bottiglia di aceto balsamico tradizionale se passa da Modena, quando qualità e prezzo presentano un  buon rapporto, ma spendere 50 euro per un chilo di taleggio in Cina (prezzo visto in un negozio a Shanghai) non credo (a supporto di questa mia teoria testimonio che il negozio ha aperto e chiuso in 8 mesi).  “Allora vendiamo agli Italiani in Cina” replicano i tenaci imprenditori, passando così alla nicchia nella nicchia; ma è difficile fare grandi numeri con le nicchie nelle nicchie, replico io,  e poi vale un po’ lo stesso discorso fatto per gli stranieri: al di là dell’emozione che mi procura un pezzo di lardo di Colonnata, sono disposta a pagare una cifra esorbitante per colmare le mie lacune nostalgiche?  Magari per una cena importante posso anche fare il grande investimento, ma quotidianamente...

Consiglio: leggere l’articolo pubblicato su Repubblica “Pechino Resta senza Piazza Italia

 3)      Avete pensato alla catena del freddo?

E se gli argomenti  che ho esposto fino adesso non sono bastati a far desistere i temerari del “Product of Italy in China” l’ultima carta che gioco è tecnica e relativa alla logistica e alla catena del freddo: evitare che una forma di Bitto della Valtellina stia al sole per delle giornate intere non è impresa da poco. Anche se la logistica sta facendo passi da gigante (e le dedicheremo un post al più presto)  al momento resta sempre una grande sfida, soprattutto per il settore alimentare.

Vi ho convinto ad abbandonare l’idea di diventare ricchi esportando mozzarelle di latte di bufala in Cina? Se non ce l’ho fatta e siete ancora convinti della bontà della vostra idea, allora ci convinciamo anche noi. Non garantiamo la riuscita, ma siamo sempre pronti ad aiutarvi. Anche nella disfatta.

PTL Group

Comments

No comments made yet. Be the first to submit a comment

Leave your comment

Guest
Guest Sunday, 27 May 2018