Posted by Tiziana Cantoni
Tiziana Cantoni
Ovvero io, che raccolgo, approfondisco ed elaboro quello che sento, leggo, sperimento e lo trasformo in post, ...
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on Monday, 22 October 2012
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Cina: plagio, protezione della proprietà intellettuale e I Girasoli di Mr. Liu

sunflowers
Se lo scopo di un blog è ottenere attenzione, lo scorso post sulle discutibili decisioni degli imprenditori stranieri che approdano in Cina ha lasciato il segno. Forse avrei preferito attenzioni positive, invece che un consistente numero di commenti piccati, ma si sa, purché se ne parli...
Il fatto che mi abbiano scritto in parecchi e che in parecchi si sentissero tirati in causa mi fa pensare di aver centrato il problema. Coraggio, si è quasi sempre in tempo a correggere la rotta.

Quello che ho notato, comun denominatore dei commenti, è l’atteggiamento un po’saccente che spesso noi stranieri assumiamo nei confronti dei nostri ospiti cinesi, assumendoci il ruolo di educatori, portatori (in)sani di etica (dimentichi della storia e di come noi stessi ci siamo comportati e ci comportiamo tutt’ora) . Un esempio è un mio ex collega che costantemente parla di “noi e loro”. Ovviamente secondo l’ex collega noi siamo quelli che sappiamo come fare, mentre loro, i Cinesi, sono quelli che vanno guidati. E quello che mi stupisce ancora di piú è l’assenza del minimo tentativo di cercare di capire la diversa mentalità delle persone con cui ci troviamo ad interagire. Va bene, non dobbiamo capire tutto il mondo, ma in questo caso il nostro disinteresse va a nostro svantaggio, perché alla fine giochiamo un gioco applicando delle regole che non valgono e che ci fanno perdere la partita.

Per cui parlando di furto della proprietà intellettuale oggi voglio scrivere di come io penso che sia percepita l’idea di plagio in Cina e delle relative differenze con il mondo occidentale.
Ora non c’è dubbio che nel nostro mondo il plagio sia considerato un crimine da condannare e che anche in Cina si stia andando nella stessa direzione, ma in questo momento storico l’uomo medio cinese ancora non vive l’idea di copiare come un atto illegale. È una questione di percezione e se il mondo intorno a noi percepisce l’atto che noi recriminiamo come tollerabile, l’unico modo che abbiamo di sopravvivere è accettare la situazione e muoverci di conseguenza. (Del resto non è cosí anche da noi? Provate a pensare alla legge italiana per cui non pagare le tasse è illegale, ma per l’uomo medio italiano trovare il modo di frodare il fisco è una furbata). E se Paese che vai usanze che trovi e noi dobbiamo giocare in trasferta, conoscere e accettare le usanze locali è fondamentale per scegliere le strategie giuste.
Che la logica cinese a volte risulti un po’ strana non è una novità (ma comunque non meno e non piú di quanto la nostra debba sembrare strana agli amici,colleghi cinesi), ma aiuta molto partire dal presupposto che apparteniamo a due culture diverse e considerare che se alla base della nostra cultura c’è la logica aristotelica, alla base della loro c’è la filosofia confuciana che io non conosco.
Per dare un’idea di cosa stia alla base della logica cinese, ammesso che Confucio abbia trattato di logica, in tema di plagio vi racconto questo episodio.
Domenica scorsa io e mio marito decidiamo di andare a visitare il neonato museo di arte moderna di Shanghai. Ubicazione di tutto rispetto: il padiglione cinese costruito per l’expo del 2010. Per voler competere con New York e Londra, questo è il progetto ambizioso della città di Shanghai, forse ci devono lavorare ancora un po’, ma è stato inaugurato il 1 ottobre, e c’è tempo per miglioramenti.
Comunque quello che già c’è non è male. Forse un po’ propagandistico con un pacioso e cordiale Mao che presenzia in tutte le stanze, ma anche questo fa parte della cultura artistica cinese. E poi il 3° piano, quello che ospita alcuni pezzi prestati da alcuni famosi musei internazionali, tra i quali il Rjiksmuseum di Amsterdam e il Britsh museum di Londra, è di tutto rispetto.
Ma ecco dietro l’angolo la grande sorpresa. In una stanza del museo, diversa da quella dedicata ai maestri stranieri, scorgiamo i Girasoli di Van Gogh. Strano che siano in questa sezione, dedicata ad artisti cinesi...
Ed ecco che si spiega l’arcano: sono si i Girasoli, ma di Mr. Liu.
Ora già il “Mr.” da un po’ da pensare. Avete mai sentito dire il signor Leonardo? o il signor Rembrandt? Insomma non siamo di fronte a signori e signore, ma a geni che hanno passato la storia. Per cui signor Liu mi sembra che ci stia un po’ stretto. Ma tant’è. Il problema invece, che fa arrabbiare un pochetto il mio marito olandese, è il commento sulla targhetta esplicativa che dice piú o meno cosi: è chiara l’influenza di Van Gogh su Mr. Liu, ma Mr Liu dipingendo la luce da qui, considerando la profondità di là eleva il quadro di van Gogh.
Capito? Non si copia in Cina, si valorizza, si porta ad un livello successivo quello che qualcun altro ha prodotto.
Insomma se un museo che vuole essere al livello del Louvre o del British Museum non si scompone nell’esporre la copia di un’opera universalmente riconosciuta e quasi considerata sacra, immaginate la preoccupazione del socio/amico cinese nel copiare la tecnologia che sta dietro la vostra pompa di trasmissione.
Con questo non voglio dire che non dobbiate fare nulla per impedire che il vostro know how venga copiato e venduto, e non sto nemmeno dicendo che dobbiate arrendervi ai fatti; al contrario sto dicendo che considerata la leggerezza con cui si copia in Cina dovrete proteggervi con piú solerzia e in modo diverso di quanto lo fareste nel vostro “mondo” e prendere tutti i provvedimenti necessari e in fretta che, considerando un’altra caratteristica tutta cinese, qui sui tempi non li batte nessuno.

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